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Associazione Calabrese di Epatologia
Organizzazione a movente ideale per la ricerca biomedica indipendente e la medicina solidale

 


 
 
Il Manifesto28/04/2012 20:12:51
Organizzazione
In un’epoca segnata dall’urgente necessità di riprogrammare il complesso sistema di protezioni sociali all’insegna di un severo contenimento dei costi, l’impegno della medicina solidale è quello di ricercare soluzioni che garantiscano un’efficace ed efficiente distribuzione delle risorse, di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale, economico e culturale, che impediscono un’equa opportunità di accesso alle prestazioni, di promuovere forme di autentica partecipazione democratica e di condivisione delle responsabilità nei processi di governo della salute pubblica.
La medicina solidale si adopera, pertanto, per riaffermare i principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
Art. 32 della Costituzione


La logica che anche la medicina debba essere assoggettata al principio economico di una crescita senza limiti che, nello specifico, assume le forme di una parossistica ricerca dell’innovazione diagnostica e terapeutica, ha finito col generare un perverso ed incontrollabile meccanismo di crescita dei costi non ulteriormente sostenibile se non a condizione di sottrarre risorse altrimenti destinabili al mantenimento di un’assistenza sanitaria di buon livello estesa a tutta la comunità o ad altri settori come l’istruzione, il lavoro, la giustizia, la cultura, la difesa dell’ambiente.
Negli ultimi decenni, peraltro, le nuove tecnologie non riescono più a garantire decisivi miglioramenti della pratica clinica: la loro reale efficacia è sempre più difficile da verificare, richiedendo la realizzazione di studi di conferma su vasti campioni di popolazione, estesi nel tempo (5-10 anni) e che comportano un enorme dispendio di risorse, i vantaggi si rivelano scarsamente significativi e, spesso, pongono seri problemi di sicurezza.
La frenetica ricerca dell’innovazione, insieme al più sofisticato meccanismo della “annessione”di nuovi spazi all’ambito clinico (assimilazione di eventi fisiologici, quali la gravidanza o la vecchiaia, a fatti patologici, invenzione di nuove malattie, abbassamento continuo delle soglie di patologia), sembrano ispirati, più che dalla reale esigenza di migliorare lo stato di salute generale, dalla necessità, esclusivamente economica, di generare nel corpo sociale continue nuove necessità ed aspettative il cui soddisfacimento, a fronte di vantaggi insignificanti, ha il sicuro effetto di accelerare il ritmo dei consumi sanitari.
La stretta dipendenza della ricerca biomedica dall’industria farmaceutica e biomedicale contribuisce in modo determinante a sostenere questo sbilanciamento di tipo “commerciale”che caratterizza il sistema salute. Gli impegni di ricerca sono, infatti, distanti dalle domande che interessano i pazienti e gli operatori sanitari, dominati, esclusivamente, dalla necessità di occupare nuovi spazi di mercato.
L’assoluta fiducia nella potenza delle tecnologie ha colonizzato interamente il dominio medico portando all’esclusione di pratiche che la sapienza medica aveva selezionato come elementi fondamentali della “cura”. L’attento e partecipe ascolto della narrazione anamnestica, l’evocazione, l’osservazione e la raccolta dei segni fisici e psichici sono considerati solo un ingombrante fardello della “archeologia medica”.
Essi sono stati sostituiti da un’infinita collezione di applicazioni tecnologiche che hanno espropriato il clinico della possibilità di un “pensiero meditato” ed il paziente del diritto di essere considerato nella sua specificità.
Il tempo dell’agire medico viene interamente occupato dall’ansia di verificare e consumare nuove esperienze tecnologiche, dalla necessità di incrementare il volume delle prestazioni e dall’imposizione di procedure tese a razionalizzare e velocizzare i processi di “produzione”. Il risultato netto di questa “turbomedicina” è quello di generare una realtà che rende impossibile una comunicazione autentica e profonda tra medico e paziente.
Questo modello “espansivo” è sfuggito a qualsiasi forma di controllo, spinto verso i limiti estremi della sostenibilità, e costituisce la più seria minaccia ad uno dei valori fondamentali della nostra società: l’universalità del sistema sanitario basato sul valore della solidarietà.
Provvedimenti di semplice ordine gestionale e organizzativo sono inevitabilmente, destinati al fallimento se non si accompagneranno ad una radicale revisione dei principi che hanno generato tale situazione.
La medicina che proponiamo privilegia la ricerca della giusta “misura”, dell’equilibrio tra l’effettiva disponibilità di risorse, la garanzia di un accesso equo e la possibilità di scelta, in un contesto culturale in cui il progresso medico, inteso soprattutto come acquisizione di nuova conoscenza, è un valore che non può essere messo in discussione ed il mercato, opportunamente epurato dagli aspetti perversi, sotto la guida di una politica autorevole, svolga un’azione di regolazione del sistema. Essa progetta e realizza le diverse azioni di sua competenza (ricerca, prevenzione, assistenza, informazione) sulla base delle specifiche necessità della comunità, promuovendo la diffusione di interventi la cui efficacia e sicurezza siano state già ampiamente verificate.
In un contesto epidemiologico in cui prevale la patologia degenerativa, espressione spesso di impropri stili di vita (transizione epidemiologica), la medicina solidale si impegna a ristrutturare la pratica medica concentrando la proprie energie sulla “assistenza al mantenimento della salute”.
Coerentemente con tali propositi essa sviluppa delle iniziative finalizzate a promuovere, a livello individuale, una maggiore responsabilità personale nei confronti della salute, mentre a livello generale si adopera per ricercare delle soluzioni ai problemi sociali, economici ed ambientali che contribuiscono a generare le malattie.
La medicina solidale opera per assicurare un nuovo sistema di governo della ricerca biomedica che garantisca un giusto equilibrio tra gli impegni dedicati all’innovazione diagnostica e terapeutica e gli studi che hanno rilevanti ricadute sulla salute pubblica quali quelli che apportano contributi di conoscenza sulla diffusione delle malattie, le loro cause e sul modo di prevenirle (studi di popolazione), che valutano, secondo i criteri della medicina dell’evidenza, la capacità delle tecnologie diagnostiche e terapeutiche di modificare sostanzialmente la storia naturale delle malattie (studi post-marketing), che promuovono una gestione ragionevole delle risorse sanitarie (studi sulla governance clinica), che si impegnano ad assicurare a quanti sono affetti da malattie rare cure più efficaci.
La medicina solidale non è realizzabile se non come “fatto culturale”che coinvolga sia gli operatori sanitari che i cittadini in un nuovo sistema di “relazioni empatiche”.
Per i primi la formazione culturale dovrà essere valida non solo sotto l’aspetto tecnico, per il quale sono richieste delle solide capacità critiche per scegliere nel complesso/complicato universo delle “possibilità tecnologiche”, resistendo ai condizionamenti ed alle pressioni commerciali, secondo criteri di efficacia, sicurezza e ragionevole utilizzo delle risorse, ma, soprattutto, sul versante umano in una nuova dimensione caratterizzata dalla partecipazione, dalla condivisione, e dalla comunicazione non frettolosa. Il professionista della medicina solidale è ricco di competenza ma, soprattutto, sa che il dono più prezioso che si possa offrire è il tempo dedicato all’ascolto ed al dialogo!
D’altra parte Il cittadino che partecipa alla costruzione della medicina solidale si impegna a condividere responsabilmente, con gli operatori della sanità e con le Istituzioni, la costruzione di una nuova medicina non più fondata sul consumo irragionevole di risorse. Per poter assolvere a tale ruolo esso dovrà disporre di strumenti di conoscenza utili per adottare comportamenti più responsabili nei confronti della proprio stato di salute, per assumere la giusta capacità critica verso quelle scelte economiche, sociali ed ambientali che hanno delle ricadute sul benessere della comunità, per partecipare alla programmazione delle politiche di “gestione della salute pubblica” nonché per condividere responsabilmente, insieme con gli operatori sanitari, le scelte cliniche che lo riguardano.
Nella visione proposta dalla medicina solidale la formazione del cittadino assume una dignità e rilevanza, anche in termini di impegno di risorse, sovrapponibile a quello della ricerca biomedica e dell’assistenza. Essa deve essere il risultato di un processo senza vincoli, controlli e condizionamenti per impedire che si trasformi in una sorta di “educazione coatta” finalizzata a determinare nuove forme di controllo del corpo sociale. Dovrà, pertanto, svilupparsi nell’ambito di istituzioni autonome (scuole, università) o con iniziative di “auto-implementazione della conoscenza” (associazioni di cittadini, reti di pazienti) in un circuito virtuoso in cui il cittadino educa se stesso. E’ questa una delle condizioni principali affinché il confronto e la partecipazione nella scelta delle priorità e dei limiti da rispettare avvenga in un ambito paritario di competenza e di responsabilità e non scada, piuttosto, in forme di paternalismo o, peggio ancora, di “autoritarismo sanitario”.
In definitiva la medicina che proponiamo è un programma unico ed armonico che intende affrontare la complessità di un fenomeno sociale, come la “gestione della salute”, con una rinnovata consapevolezza etica fondata sulla “cittadinanza attiva” e sulla difesa dei “beni comuni”.
La consapevolezza del limite, secondo il modello proposto, diventa ispiratrice di una azione complessa, coraggiosa e appassionata tesa a riaffermare ed, eventualmente espandere, gli interessi collettivi e non si risolve, piuttosto, in “banale prudenza” o, peggio ancora, in un immobilismo pronto a cedere l’iniziativa a quanti, in nome dell’emergenza, sono già all’opera per determinare un nuovo sistema fondato su una forte contrazione dei diritti.
 
 
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